Dal sito lentelocale.it
di Antonio Baldari
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L’autunno porta con sé una nuova stagione ma anche e soprattutto un nuovo modo di essere da parte del Paese rispetto all’ingegneria del clima ed alla salute dei cittadini che verrà, un Paese che è stato già al centro dei “signori” delle sperimentazioni e del guadagno già sessant’anni fa con la zona centrale della Nazione oggetto di devastanti alluvioni a causa del cosiddetto “cloud seeding”: tra qualche settimana partirà l’iter per l’approvazione della proposta avanzata dall’avvocato Chialastri e da una decina di privati cittadini, in gioco il futuro delle generazioni attuali e del domani.
Archiviata la stagione estiva siamo da pochi giorni entrati in autunno, la stagione teoricamente più fresca e dalle cosiddette “foglie morte”, ingiallite, splendide, sullo sfondo di paesaggi pittoreschi e pressoché unici giacché intrisi di meravigliose cromìe come mai durante l’anno; ma dicevamo “teoricamente” posto che, nella realtà, potrebbe anche non essere così visto il conclamato “cambiamento climatico” che oramai la fa da padrone. Così almeno ci hanno invitati a chiamarlo.
Eh sì perché in concreto sembra esserci dell’altro, molto altro che condiziona, e non poco!, il nostro vivere di ogni giorno in considerazione di quella “Ingegneria del clima clandestino”, o “Geoingegneria”, che sta impossessandosi sempre più della nostra vita da alterarne ogni cosa, per come stiamo raccontando sul Nostro Giornale da un paio di mesi a questa parte, al punto che quel risaputo modo di dire “Si muore di caldo” sta divenendo sempre più una tristissima realtà, se si pensa agli oltre 130mila morti dovuti proprio al caldo, secondo quanto recano le cronache dell’Europa intera, Italia compresa.
Chiariamo subito, non è che questi decessi siano da ricondurre in tutto e per tutto all’ingegneria del clima, non v’è, però, dubbio che fino a qualche decennio fa la situazione generale della “bella stagione” era di tutt’altro tenore e non ci si doveva più di tanto preoccupare a contare i morti anziché i numerosi bagni a mare; sta di fatto che la costanza del calore presente nella nostra vita, e per un arco di tempo abbastanza esteso, è sempre più imponente provocando quantomeno un evidente disagio da far senz’altro riflettere.
Ed anche l’Italia, e non solo perché facente parte del Vecchio Continente, è chiamata ad esporsi grazie alla proposta di legge altrimenti appellata “Cieli Blu” circa cinque mesi orsono ufficialmente presentata dall’avvocato Frida Chialastri e da una decina di cittadini, venendo premiata nel suo intento, ossia quello di fare piena luce su questa, tristissima, realtà che attraversa lo Stivale intero ponendolo in uno stato di chiaro imbarazzo posto che i cittadini desiderano sapere ma dall’altra parte della barricata, ossia le istituzioni di governo, non si accenna ad alcun genere di informazione rilasciata a scacciare ogni sia pur plausibile dubbio.
Che possa rassicurare le italiche genti che, però, nel frattempo dànno il meglio di sé nella raccolta delle firme affinché sia presentato “Cieli blu” al Parlamento italiano, avendo sfondato il muro delle 52mila firme e, quindi, ben oltre le cinquantamila richieste per l’approvazione del quorum; le italiche genti in illo tempore interessate dalla geoingegneria giustappunto sessant’anni fa.
E più precisamente tra il 1966 ed il 1968, secondo quanto recano i report dell’epoca, con in special modo l’Italia centrale che venne flagellata da devastanti alluvioni a seguito di condotti esperimenti di “cloud seeding”, ossia “inseminazione delle nubi” con agenti chimici che indussero a delle persistenti piogge che interessarono ben definite aree del Paese come il Lazio, il sud della Toscana, parte dell’Emilia Romagna, l’Umbria ed il Nord Est, in particolare Trento, Belluno e Venezia che furono gravemente colpite: dalla Nasa si venne successivamente a sapere che vi fu un’effettiva sperimentazione di ingegneria climatica attraverso un brevetto del Cnr.
Che altro non è se non il Consiglio Nazionale delle Ricerche con l’afferente Centro Nucleazione Aerosol (nel Lazio, e più precisamente con una sistematica inseminazione delle nubi condotta sui Colli Prenestini, a est di Roma, tra gennaio 1966 ed il giugno 1968, nda) attraverso l’utilizzo del brevetto n. US3630950A avente ad oggetto “Composizioni combustibili per la generazione di aerosol particolarmente adatte per la modificazione delle nubi, il controllo meteorologico e il processo di aerosolizzazione”; gli inventori all’uopo citati sono Henry M. Papee, Alberto C Montefinale, Gianna L Petriconi e Tadeusz W Zawidzki.
Si vuole che sia ancora oggi come allora? Tra poche settimane se ne saprà di più.


